Variazioni fantastiche su eventi realmente accaduti a Torino nel 1911
Corsari, sultani e bajadere popolano un tratto selvaggio della riva del Po a Torino. Una nave pirata galleggia sul fiume. Un uomo chiede invano soccorso a quei personaggi: i suoi interlocutori sono sagome inerti e flosce di cartone colorato. È l’ennesimo teatro, l’ultimo, per il più grande narratore italiano d’avventura. Quell’angolo segreto del Po lo ha allestito egli stesso con la complicità della moglie Ida. Ora però una doppia resa dei conti incombe su di lui, l’esaurimento della sua creatività e la presa di coscienza di aver distrutto la vita della moglie, forse anche contagiandola di una inconfessabile malattia. Ida è stata ricoverata il giorno prima in manicomio. Unico essere umano con cui può confessarsi è una guardia civica scesa al fiume per convincerlo a sbaraccare il suo teatro abusivo. Ma a sua volta la guardia si rivelerà nient’altro che una sagoma di cartone. La mattina successiva, Salgari sale in un bosco della collina armato di un rasoio e si uccide.
-
Giulio Maria CavalliniDirectorRatavoloira (2021)
-
Giulio Maria CavalliniWriterRatavoloira (2021)
-
Valerio BinascoKey Cast"Emilio Salgari"La bestia nel cuore (2005), Noi credevamo (2010), Il giovane favoloso (2014), Alaska (2015), Nome di donna (2018), Il signore delle formiche (2022)
-
Francesca CiocchettiKey Cast"Ida Salgari"Non uccidere (2015), La Storia (2024), La lunga notte (2024)
-
Pier Luigi PasinoKey Cast"Guardia civica"Lovely Boy (2021), E noi come stronzi rimanemmo a guardare (2021), La legge di Lidia Poët (2023)
-
Maria Laila FernandezKey Cast"Lavandaia"Stolen Girl (2024)
-
Alice DragoProducerGo friend Go (2022)
-
Eleonora DianaProducerFramed (2017), Cucine Vicine (2019), L'isola del teatro
-
Matteo FresiProducerIl muto di Gallura (2021)
-
Federico LagnaProducer
-
MadaskiMusic composed and produced by
-
Alessandro MattioloCinematography byCento Cuori (2023)
-
Emanuele PasquetCinematography bySul più bello (2020), A Classic Horror Story (2021)
-
Davide MieleEditing byNon Uccidere (2015), Folle d'amore: Alda Merini (2023), Cento domeniche (2023)
-
Eleonora DianaProduction Design by
-
Sara GioveneCostume Design by
-
Lucrezia CanatoArt Department
-
Giulia ChelinArt Department
-
Anna FabbriArt Department
-
Maurizio FòArt Department
-
Giovanni CoronaSound Department
-
Elisabet ArmandSound Department
-
Guglielmo DianaSound Department
-
Giovanni ArcangeliFirst assistant directorBoris (2008), Non uccidere (2015), Cuori (2021), Il giorno più bello (2022)
-
Vanessa FerrautoMakeup and special effects
-
Giorgia MartinettiHair stylist
-
Danilo VittoriColorist
-
Federico BottaOn set still photographer
-
Anna MiottiSecond assistant directorIl giorno più bello (2022)
-
Marta ChessaContinuity
-
Project Title (Original Language):Variazioni fantastiche su eventi realmente accaduti a Torino nel 1911
-
Project Type:Short
-
Genres:Period, Drama
-
Runtime:20 minutes
-
Completion Date:August 7, 2024
-
Production Budget:60,000 EUR
-
Country of Origin:Italy
-
Country of Filming:Italy
-
Language:Italian
-
Shooting Format:Digital, 4K
-
Aspect Ratio:2:35:1
-
Film Color:Color
-
First-time Filmmaker:No
-
Student Project:No
-
Digital Cinema Package:Unavailable
Distribution Information
-
Epica FilmDistributorCountry: WorldwideRights: All Rights
Giulio Cavallini, è un regista, fotografo e attore italiano.
Nasce a Torino nel 1993. Si avvia alla recitazione a 15 anni frequentando la Scuola di Teatro Sergio Tofano. Sono anni di profonda scoperta e passione per il disegno, la pittura, la fotografia, il cinema e il teatro. Conclusi gli studi al Liceo Classico Massimo D’Azeglio diviene allievo della Scuola di alta formazione professionale per attori del Teatro Stabile di Torino, dove si diplomerà nel 2015. Il progetto didattico gli permette di incontrare diverse estetiche teatrali, offrendo l’occasione di formarsi nella cornice di uno dei più prestigiosi Teatri Nazionali.
È autore, regista e produttore di vari cortometraggi tra i quali «Il sognatore» (2011), con cui vince il Premio della Giuria al Sottodiciotto Film Festival e «Conseguenze» (2017), premiato come Miglior Thriller ai Los Angeles Film Awards. Nel 2020 è direttore della fotografia e montatore del film «Blackbird» di Michele Di Mauro tratto dall’omonima piece teatrale di David Harrower. Nel 2021 scrive, dirige e interpreta il corto «Ratavoloira», proiettato fuori concorso al 39° Torino Film Festival, vincitore di 11 premi internazionali tra cui Miglior Cortometraggio Fantasy dell’anno all’Indie Short Fest di Los Angeles, unico film italiano in finale, premiato in seguito ad una proiezione al Regal Cinema Stadium di Los Angeles a gennaio 2023. Lo stesso anno dirige il corto «All’imbrunire». Nel 2023 dirige il cortometraggio «Ancora Ieri» con Sandra Toffolatti. Nel 2024 scrive e dirige «Variazioni fantastiche su eventi realmente accaduti a Torino nel 1911», corto sulle ultime ore di Emilio Salgari, interpretato da Valerio Binasco. Attualmente lavora allo sviluppo del cortometraggio «Il Teatro dei Morti Viventi», progetto in co-regia di genere commedia horror con le musiche originali del Maestro Fabio Frizzi.
A teatro è autore e regista dello spettacolo «#max²» che debutta nel 2016 alla Cavallerizza Reale occupata di Torino. Nel 2020 è tra i finalisti alla Biennale di Venezia del bando Registi Under 30 con un progetto su «Roberto Zucco» di Bernard-Marie Koltès. Nel 2021 torna alla regia teatrale con «Un tram che si chiama desiderio» di Tennessee Williams prodotto da Cineteatro Baretti di cui cura anche una versione audiovisiva e lavora al Teatro Greco di Siracusa come assistente alla regia di Davide Livermore nella produzione di «Coefore e Eumenidi» di Eschilo.
Fin da ragazzo ha collaborato alla realizzazione di documentari di argomento artistico e storico per varie committenze. Nel 2018 realizza tre brevi documentari, i primi due per la Venaria Reale «Genio e Maestria» e «Antichi strumenti, illustri personaggi»; il terzo «L’eredità delle Madame Reali», per Palazzo Madama di Torino.
Nel 2020 è co-fondatore del collettivo Fotogramma Zero con cui dirige video musicali, cortometraggi e altre numerose produzioni. L’anno successivo co-fonda il collettivo di produzione cinematografica Freudstein Film con cui produce il pluripremiato cortometraggio “Ratavoloira”.
Dal 2023 collabora con l’Accademia delle Scienze di Torino per cui realizza una serie di documentari di argomento storico-scientifico tra cui «Il grande viaggio», «Lagrange e il problema dei tre corpi», «Babbage e il Quantum computer», «Schiaparelli - L’Egittologo Fotografo», scritti e condotti da Silvia Rosa-Brusin.
Il soggetto è tratto dalla biografia “Emilio Salgari, il padre degli eroi” di Giovanni Arpino e Roberto Antonetto, quest’ultimo mio nonno. È anche frutto di una ricerca pluriennale che sta alla base di una documentazione imponente, in parte inedita, e condotta sull'archivio custodito dei discendenti di Emilio Salgari, e dalla scoperta di numerosi documenti, fra i quali la cartella clinica di Ida Salgari, la straordinaria donna che condivise la vita del Capitano, in un locale abbandonato dell’ex-manicomio di Collegno. Esplora le ultime drammatiche ore dello scrittore prima del suicidio e vuole stimolare una riflessione sulla fragilità dell'artista, l'impatto della creatività sulla vita personale e il ruolo sacrificale imposto alla donna da un tempo tutt’altro che tramontato.
Sappiamo dal figlio Omar che Salgari scrisse non 3, ma ben 13 lettere di addio, dieci di queste misteriosamente scomparse. Le scrisse il 22 aprile, ma si uccise tre giorni dopo, il 25 aprile. Fatto singolare che si scrivano le lettere di addio 48 ore prima di mettere in atto il proposito enunciato.
Come trascorse Salgari quelle 48 ore dalla stesura delle lettere alla mattina in cui si uccise? Forse andò a trovare la moglie ricoverata al manicomio e questa visione gli dette il colpo di grazia? Più probabilmente gli rifluì addosso come un’onda tutta la sua vita con le sue disgrazie, le sue piccole glorie e i suoi molti rimorsi.
Se sono tanti gli adattamenti (cinematografici, televisivi, teatrali, radiofonici…) alle opere di Salgari, è vero che al suo autore non è stato riservato lo stesso trattamento. La vicenda umana di Emilio e Ida Salgari lega i due personaggi in modo emblematico alla storia di Torino, ma è portatrice di simbologie di portata universale. La massa e il tenore dei documenti studiati hanno permesso di stabilire uno stretto nesso di cause e effetto fra il ricovero della demente Ida, accompagnata in manicomio dalla forza pubblica il 19 aprile 1911, e il suicidio di Emilio il 25 aprile. In altre parole il Capitano si uccise solo e quando perdette la sua Aida. Risultò infatti da quelle carte che la donna aiutava il marito a comporre i suoi romanzi, notizia del tutto inedita, e ne venne fuori una figura di sommessa, ma commovente statura biografica segnato dalle stesse stimmate di grandezza e miseria del capitano e di drammatica intensità femminile.
Sono ore sospese e magiche, trascorse sulle rive “selvagge” del Po nei pressi della Madonna del Pilone, che Salgari aveva trasformato in laboratorio e teatro per la sua sterminata inventiva.
Il film ha diversi caratteri di continuità con mie esperienze precedenti: in primis sono diplomato alla Scuola del Teatro Stabile di Torino dove il protagonista Valerio Binasco - uno dei più affermati e premiati artisti della scena teatrale italiana - è stato mio docente prima di diventare il Direttore del Teatro Stabile; in secondo luogo tutti i miei lavori cinematografici sono stati contaminati, se così si può dire, dal Teatro. Un altro aspetto per me fondamentale è la visione fotografica, fin dalle prime letture salgariane le parole del Capitano hanno stimolato profondamente il mio immaginario fotografico (Salgari se vogliamo è stato un cineasta a suo modo e precursore della televisione per via della precisione visiva della sua scrittura). La trovata di far dialogare l’autore ormai stanco e depresso con le sagome cartonate dei personaggi e degli eroi da lui stesso ideati è un’interpretazione poetica che sono certo possa avvicinare anche gli spettatori che non conoscono la sua storia e auspicabilmente portarli anche a riscoprirne la letteratura.
Durante il dialogo con la Guardia Civica, Emilio ammetterà la verità più sconcertante riguardo i suoi romanzi e il suo processo di scrittura: “In Malesia, in India, In Africa io non ci sono mai stato. [...] È sempre stato tutto un teatro per dar più credito ai miei romanzi”, di qui la rivelazione, sconvolgente per la Guardia Civica e per tutti coloro che si approcciano per la prima volta a Salgari, del talento di uno scrittore-manipolatore-magico di sogni, divenuto il fenomeno letterario che è oggi (beffardamente da quando non è più un fenomeno di massa, lo analizza e viviseziona l’Università).
Salgari non era però affatto ispirato per gioiosa grazia divina dalla sua immaginazione, ma elaborava i suoi testi sulla base di una ricerca documentaria impressionante. Nella sua vita ha accumulato decine di quaderni di appunti che trascriveva dalla Biblioteca Civica di Torino radunando i mattoni delle sue storie. Il materiale aveva una validità geografica e storica, non inventò nulla, non viaggiò mai, rielaborò tutto con una fatica sterminata che, se vogliamo, lo uccise, come lo uccise il divario tra i suoi 158 centimetri di statura, le disgrazie della sua vita e il mondo fantastico che aveva creato di cui rimase prigioniero. L’ultima delle beffarde sciagure fu proprio la messa in scena teatrale del suo brutale suicidio in quella Torino che tripudiava per la Grande Esposizione. La morte di uno dei più grandi e noti scrittori del Novecento gettata in faccia al mondo, ma di cui nessuno si accorse.