Experiencing Interruptions?

GARBAGE

Autumn in the park is the autumn of life for a man sorely tested by fate. As nature sheds its leaves, carpetting the ground in rust and gold, the man sits alone on a secluded bench. To him, the crunch of dry leaves is no symphony; it is merely the sound of something dying.

He was raised amidst the gnawing pangs of hunger and the shards of a stolen childhood in Villa 31—one of Argentina’s villas miserias—where poverty ran so deep that even rubbish seemed a precious treasure in his dreams. Today, he leads a life of comfort, yet he has forged an armour of cynicism to shield himself from a world that has always failed him; a world he now despises for its lack of values and its habitual wastefulness.

The greyness of his gaze is suddenly broken by the sight of a young girl who seems crafted from light and wind. She does not merely walk; she dances through the avenues, beholding every leaf as if it were a jewel.

His autumn is a dull monotone; hers is an explosion of colour. She is vibrant, almost watercoloured with warm hues and fluid lines; he is defined by sharp edges, desaturated tones, and ghosts that seem to weigh physically upon his shoulders.

The girl sits beside him and, with a vitality that borders on the irritating, attempts to show him the beauty of nature and of life. But the man’s heart is too parched a ground. For every ray of sunshine she offers, he counters with the shadow of a past betrayal or the weight of a former deprivation.

They never truly look at one another; each speaks while staring fixedly into their own private void. Only for the briefest of moments do their eyes meet. It feels like a tiny breach in his heart… a faint smile flickering in contrast to her crystalline laughter.

Yet, his negativity is a dense fog that begins, slowly, to dim even the girl’s colours. Despite his bitterness, she continues to radiate light until the friction between them becomes unbearable.

The girl vanishes, and the man is left alone. Grief begins to wash away all the colours she had painted around him, leaving him in the monochromatic silence of one who has suffered too much to ever trust in beauty again.

  • Giulia Morlacchi
    Director
  • Giulia Morlacchi
    Writer
  • Giulia Morlacchi
    Producer
  • Project Title (Original Language):
    GARBAGE (SPAZZATURA)
  • Project Type:
    Animation, Short
  • Runtime:
    24 minutes 28 seconds
  • Completion Date:
    February 15, 2026
  • Production Budget:
    0 USD
  • Country of Origin:
    Italy
  • Country of Filming:
    Italy
  • Language:
    Italian
  • Shooting Format:
    digitale
  • Aspect Ratio:
    16:9
  • Film Color:
    Color
  • First-time Filmmaker:
    No
  • Student Project:
    No
  • Digital Cinema Package:
    Unavailable
Director Biography - Giulia Morlacchi

Giulia Morlacchi è nata e cresciuta nel milanese. E' laureata in giurisprudenza e diplomata alla scuola di perfezionamento in pratica forense. E' Digital Creator, sperimentatrice e formatrice sull'uso delle tecnologie digitali. Si occupa di Intelligenza Artificiale Generativa, di Metaverso, di Extended Reality (Realtà Aumentata/Realtà Virtuale/Ologrammi). E' Coach Maker, attiva nelle scuole per introdurre gli studenti al linguaggio cinematografico. E' FilmMaker e SongWriter: realizza e produce cortometraggi d'animazione con varie tecniche, curandone la regia, la sceneggiatura e la produzione, anche componendo e suonando la colonna sonora. Da qualche tempo utilizza l'Intelligenza Artificiale per realizzare i suoi cortometraggi, sfruttandone le potenzialità generative per le immagini, le tracce sonore, gli effetti speciali.

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Director Statement

NOTE DI REGIA
Il cortometraggio utilizza la tecnica del flashback come tecnica registica quasi sensoriale, che serve a rendere visibile l'invisibile peso specifico del dolore. Per supportare il racconto dell’uomo i flashback trasformano il trauma in un elemento vivo. che interagisce con l'ambiente del parco. La tecnica registica utilizzata è quella della sovrapposizione parziale: l’uomo non guarda mai (se non in un’unica occasione) la ragazza. Volge sempre il suo sguardo dalla parte opposta, quasi a volersi negare ogni possibilità di contatto. All'interno di portali sfocati l’uomo rivede le tappe dolorose e le figure della propria infanzia tradita. Il dolore non è altrove o nel passato: è qui, distorce la realtà presente. Il flashback, come parassita visivo, mostra che l'uomo non vede la ragazza per chi è, ma proietta su di lei le ombre della sua vita. L'obiettivo è far sì che lo spettatore non provi fastidio per il cinismo dell’uomo, ma una sorta di vertigine: attraverso questi flashback così invasivi e dolorosi, si intuisce che la positività della ragazza non è solo ottimismo, ma rappresenta una minaccia alla stabilità emotiva di un uomo che ha imparato a sopravvivere solo restando al buio.
L’ambiente sonoro dell’uomo è dominato da musiche originali ispirate al Tango Argentino inteso non solo come musica, ma anche come filosofia del disincanto e della nostalgia. La musica suggerisce che la negatività dell’uomo non è solo stanchezza esistenziale, è un trauma profondo. Il tango non è solo la sua musica, è l'odore di tabacco, di alcool e disperazione del luogo innominabile dove sua madre cercava di sopravvivere. Il tango nasce qui: come un abbraccio forzato, una transazione economica, un contatto fisico che non è amore, ma necessità.
Registicamente, il dialogo tra l’uomo e la ragazza diventa una sorta di tango invisibile: lei prova a guidare con un ritmo di milonga leggero e veloce, ma lui "strappa" il tempo, imponendo la lentezza grave e drammatica di un tango sordo. Il tema musicale spiega che l’uomo non può accettare l'ottimismo della ragazza, perché il suo ritmo interno è settato su una frequenza di tristezza fiera, quella di chi ha imparato a trovare dignità solo nel proprio dolore.
Il suono del bandoneón viene intrinsecamente legato al respiro umano e sottolinea la fatica di vivere dell’uomo. Lo strumento sembra piangere: ogni nota stridente accompagna i suoi rifiuti alla ragazza, rendendo la sua negatività non un atto di cattiveria, ma una lamentela dell'anima.